sabato 24 gennaio 2015

[REPORT] La Diaspora degli Uiguri

Riporto qui un articolo che ho pubblicato per ISPI Medshake il 23 Gennaio 2015.
La diaspora degli uiguri
Le domande politiche dello Xinjiang incontrano l’offerta mediorientale
Partono in massa per raggiungere lo Stato Islamico e vorrebbero l’indipendenza del proprio territorio. Vengono dalla regione autonoma dello Xinjiang, ma guai a chiamarli cinesi: sono gli uiguri del Turkestan Orientale, oggi nel pieno di una vera e propria diaspora.

Circa 300 di loro si sono già uniti ai gruppi armati del jihad siriano. Altri ancora si fermano in Turchia. Il loro esodo è alimentato dalla recente situazione di alta conflittualità in patria. Infatti, dall’arresto a settembre di Ilham Tohti, professore uiguro processato per separatismo, Pechino non ha smesso di reprimere la popolazione musulmana dello Xinjiang con arresti sistematici, violazioni dei diritti umani e censure sui media.

Se il loro afflusso in Iraq e Siria passa inosservato inserendosi in un contesto generale di  mujahedin provenienti dai quattro angoli della Terra, è in Turchia che la loro presenza si fa sentire di più, specialmente nelle province di Konya, Kayseri e Bursa. Qui, infatti, i vari partiti hanno inserito la questione uigura in cima alla lista del dibattito politico. L’ AKP (“Partito Giustizia e Sviluppo”) si è mostrato scaltro nel volgere a proprio favore il tema dell’immigrazione uigura, utilizzandolo per alimentare la sua dialettica nazionalista. Eppure alcuni membri del partito vedono nella questione uigura un’opportunità per rafforzare le relazioni con la Cina. Secondo Ergun Diler del quotidiano Takvim, infatti, ci sarebbe lo zampino degli Stati Uniti dietro l’esodo uiguro, strategicamente sostenuto dagli americani per minare il rapporto sino-turco.

L'emigrazione di alcuni elementi uiguri che hanno scelto di ingrossare le file dello Stato Islamico aumenta le preoccupazioni di Pechino riguardo al rischio di infiltrazioni salafite nella regione
autonoma cinese, in maggioranza di fede islamica. Mentre dalla Turchia, come spiega Rabiya Kadir, presidente del Congresso Mondiale degli Uiguri, alcune cellule islamiste dirigono la propaganda estremista nel Turkestan Orientale, oltre che facilitare il passaggio verso la Siria agli uiguri. Lo Xinjiang, inoltre, è sede dell’ ETIM (East Turkestan Islamic Movement), un gruppo fondamentalista che chiede l’indipendenza della regione. Designato come organizzazione terrorista da Pechino, il collettivo ha visto crescere esponenzialmente la sua membership negli ultimi mesi.

Fig.B: Le rotte e i numeri dell' esodo uiguro


Xinjiang, letteralmente, significa “nuova frontiera”. Gli uiguri fanno risalire le proprie origini a una popolazione turcica dell’ Asia centrale, e la loro lingua è tuttora scritta in caratteri arabi. L’ Islam è parte integrante della loro vita: in particolare, hanno assunto molti precetti religiosi dall’interpretazione di al-Maturidi, un teologo islamico che visse a Samarcanda nel nono secolo. La sua scuola è riconosciuta essere fra le più pacifiche e tolleranti dell’Islam: molto lontana, insomma,dalle recenti deviazioni salafite. 

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