martedì 23 dicembre 2014

[REPORT] Il cyber-jihad dello Stato Islamico

Riporto qui un articolo pubblicato per ISPI Medshake.

Il cyber-jihad dello Stato Islamico
I pirati informatici del Califfo alle prese con il jihadismo virtuale

Il logo di Raqqa is Being Slaughtered Silently

“Grazie per il vostro impegno nel fornire uno spaccato reale della vita a Raqqa”, dice un’ e-mail giunta nella casella postale di Raqqa is being Slaughtered Silently (RSS), un collettivo di ragazzi siriani che, rischiando ogni giorno la propria vita, testimoniano sui social network le atrocità commesse dallo Stato Islamico nella città di Raqqa, capitale del califfato.

“Crediamo nell’importanza di gettar luce sulle condizioni di vita in Siria, e in particolare a Raqqa”, continua la lettera. “Stiamo preparando un esaustivo rapporto sulla recente situazione nella città,  così vogliamo condividere con voi qualche informazione, nella speranza che ci correggiate qualora vi siano errori.” In fondo alla mail, un link per scaricare il presunto report. Ma non appena questo viene cliccato, il computer è infettato da un malware.


Questa la mail ufficiale che hanno ricevuto i membri di Raqqa is being Slaughtered Silently dallo Stato Islamico, in esclusiva per ISPI su richiesta dell’autore . È ben visibile il collegamento a un famoso sito di file-sharing, contenente il software maligno.

La conferma è arrivata sabato scorso da Citizen Lab, un gruppo di ricercatori informatici dell’ Università di Toronto che ha analizzato il contenuto del file condiviso: si tratta di un rudimentale virus in grado di tracciare l’indirizzo IP del computer su cui opera, e comunicarlo al mittente. In tal modo lo Stato Islamico, unico indiziato, potrebbe risalire alla fonte e localizzare la sede di RSS. Tramite la propria pagina Facebook, però, il collettivo ci tiene a far sapere che l’attacco è stato prontamente respinto.

Quello che è chiaro è che la sconfitta dello Stato Islamico passa inevitabilmente attraverso internet e la rete. L’uso massiccio dei social network, lo sfruttamento dei media come canale di propaganda e ora la pirateria informatica fanno di IS un gruppo perennemente attivo e subdolamente temibile. Sembra che sia proprio l’afflusso di combattenti occidentali a incrementare la dose di expertise informatico:  tra questi Junaid Hussain, un hacker ventenne proveniente da Birmingham, già conosciuto prima della partenza per aver pubblicato nel 2012 alcune informazioni riservate sull’ex Primo Ministro Tony Blair, bravata che gli costò sei mesi di carcere.


La buona notizia è che siamo di fronte a un’arma a doppio taglio: la stessa resilienza civile si è organizzata tramite la rete, sfruttandola per denunciare gli oppressori e comunicare con l’esterno. RSS è probabilmente l’esperimento di questo tipo più riuscito. Con circa 40.000 sostenitori fra Twitter e Facebook, il gruppo ogni giorno riporta le barbarie dello Stato Islamico, spesso con foto e video. Nato come movimento in protesta di Bashar al-Assad, oggi RSS è un faro nell’oscurità di Raqqa, sebbene molti dei suoi membri siano dovuti fuggire o cessare le attività.  

2 commenti:

  1. Bisogna comunque prendere per vera la definizione "Questa la mail ufficiale " pur sapendo quanti account e siti appaiono isis senza esserlo.
    La rete è un efficace agente patogeno della paranoia latente in ciascuno, perchè nulla è - al di sopra di ogni dubbio- quello che mostra d'essere. Non potrà alla lunga non avere riflessi sul comportamento nella vita reale e nei rapporti interpersonali. O forse li sta già avendo

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    1. Caro lettore, grazie del suo contributo.
      Quanto al dubbio da lei espresso: ho personalmente contattato i ragazzi di Raqqa is Being Slaughtered Silently, e mi sono fatto mandare una copia della e-mail contenente il virus.
      Pertanto può ritenere affidabile l'immagine. Non si ha invece certezza assoluta sul fatto che il mittente sia un operativo dello Stato Islamico.

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