mercoledì 3 dicembre 2014

[ANALISI] L' Emirato del Sinai

Riporto qui un articolo pubblicato per la rubrica MedShake di ISPI.

L'emirato del Sinai


Misteri e interrogativi sull'affiliazione di Ansar Bayt al-Maqdis al Califfato

Il Sinai é del Califfo.
 O almeno questo risulterebbe ascoltando la proclamazione di fedeltà (Bay’a) del gruppo Ansar Bayt al-Maqdis (ABM), organizzazione terroristica attiva dal 2011 in questa penisola di biblica memoria. Che elementi legati alla galassia del jihadismo internazionale si fossero da tempo mischiati ai leader dei clan locali scontenti del tradizionale atteggiamento delle autorità del Cairo nei loro confronti è noto almeno dal 2012. Sin dall’anno prima, in seguito alla confusione generata dalla repentina caduta dell’ultratrentennale dittatura di Hosni Mubarak, le tribù del Sinai avevano infatti saputo approfittare del temporaneo vuoto di potere per scatenare una lunga sequela di attacchi contro le forze di sicurezza egiziane, progressivamente supportate dai gruppi jihadisti in esse infiltratisi.



Ansar Bayt al-Maqdis è il frutto di questo incrocio ibrido fra istanze locali e jihad internazionale. Negli ultimi mesi il gruppo ha messo a segno una serie di attacchi contro l’esercito egiziano che da quasi 3 anni cerca di riprendere il controllo territoriale del Sinai. Le capacità tecniche, tattiche e la qualità degli armamenti di ABM hanno visto un progressivo miglioramento nonostante l’intensificarsi delle azioni di repressione messe in atto soprattutto dopo la presa del potere del generale Sisi. Esse sono culminate il 24 ottobre con l’attacco a un checkpoint dell’esercito che ha portato all’uccisione di almeno 30 soldati e che ha scatenato una nuova ondata di operazioni da parte del governo del Cairo. Arresti di massa, rastrellamenti e perfino la distruzione di interi gruppi di abitazioni con conseguente trasferimento forzato degli abitanti hanno accompagnato l’ultimo mese nella Penisola un tempo nota solo per il mare e le barriere coralline di Sharm el-Sheikh.
La notizia, arrivata il 10 novembre scorso, dell’adesione ufficiale di ABM al Califfato di Al-Baghdadi ha perciò sollevato molti interrogativi sul significato di questa mossa. Inoltre, le voci intorno ai contatti fra il Califfo e i leader del gruppo del Sinai hanno aggiunto mistero alla narrazione. Secondo i report giunti finora, infatti, le negoziazioni sarebbero state condotte per lo Stato Islamico da un plenipotenziario illustre, Mohammed Haidar Zammar, veterano dell’Afghanistan e uno dei coordinatori della leggendaria “Hamburg Cell”, condannato a morte dal regime di Assad dopo la sua estradizione dal Marocco, dov’era stato catturato, avvenuta in seguito all’11 Settembre. La condanna, evidentemente, non è stata mai eseguita; Zammar è stato misteriosamente relegato dal regime siriano nella prigione di Aleppo, evidentemente in attesa che la sua liberazione potesse tornare utile. L’eventualita’ si è effettivamente avverata nei mesi passati, quando è stato liberato durante uno scambio di prigionieri tra l’esercito siriano e l’opposizione armata, a seguito del quale Zammar si e’ subito unito alle forze di Al-Baghdadi.

In questo video è possibile ascoltare il giuramento di fedeltà giunto da ABM.



Inserito in un contesto ricco di digressioni ideologiche, il messaggio di alleanza è chiaro e inequivocabile. ABM riconosce in IS l’unico movimento che si impegni realmente nell’istituzione del Califfato, e afferma al-Baghdadi come sua guida spirituale. La parte più sorprendente del video arriva al minuto 7:36 (fino a 8.33), quando ABM manda un appello a tutto l’universo jihadista: “Per quanto riguarda il mio messaggio ai fratelli mujaheddin, qualsiasi sia il fronte cui essi appartengano: cosa desiderate? In cosa sperate? È stato fondato uno Stato per l’Islam e per i musulmani, un Califfato e un Emiro sono stati stabiliti per tutti i credenti. Ma improvvisamente vi tirate indietro, non lo aiutate, anzi lo abbandonate ritraendovi dalla sua bandiera, proprio in un periodo nel quale tutto il mondo si è coalizzato contro di esso. Che vi prende? Qual è la vostra giustificazione, compagni mujaheddin? La vostra unione è forza e la vostra divisione debolezza. Dovete capire che la sua gloria (di IS, N.d.T.) è la vostra gloria. Non guadagnerete nulla se viene raggiunto e distrutto, dovesse rimanervi anche un solo giorno da vivere. Non penso che lascerete che questo avvenga. Quindi risolvete la questione, radunatevi e sostenete il vostro Stato, perché dipendete da esso, ed esso dipende da voi.”
Ma quale sarebbe la contropartita di questo accordo per ISIS e per ABM? Lo Stato Islamico non ha fatto mancare il suo commento, spiegando come l’alleanza con ABM sia strategica per l’aggiramento di Israele su più fronti. Desta invece più dubbi motivare la scelta del gruppo egiziano. Gli analisti si dividono fra coloro che vedono nella mossa di ABM un tentativo disperato di legarsi a un gruppo in crescita, dotato di ramificate risorse economiche e in grado di fornirgli i finanziamenti e le armi di cui ha disperatamente bisogno. Altri invece vedono nel giuramento all’ISIS un radicale cambio di strategia dei jihadisti del Sinai, i quali sarebbero intenzionati a concentrare i propri sforzi su obiettivi di piu’ alto profilo all’interno delle istituzioni egiziane nel cuore del paese: il Cairo.      
Le versioni potrebbero però essere entrambe vicine alla verità. Il gruppo, sotto forte pressione da parte delle forze di sicurezza egiziane, potrebbe aver deciso di accettare di prestare fedeltà ad Al-Baghdadi, il quale attraverso Zammar avrebbe chiesto in cambio un drastico mutamento di strategia da parte del gruppo. Intanto i responsabili dell’esercito egiziano ostentano sicurezza, ribadendo di essere alla guida del tredicesimo esercito del mondo. Ma possiamo essere piuttosto certi che, nonostante i proclami e la propaganda, al Cairo in questo momento non si sentano particolarmente tranquilli. È probabile infatti che sentiremo presto parlare nuovamente di Ansar Bayt al-Maqdis.


Nessun commento:

Posta un commento