venerdì 21 novembre 2014

[ANALISI] L'etichetta del Califfo

Riporto qui un articolo che ho pubblicato per Medshake, blog e rubrica di ISPI dedicata al Mediterraneo e al Medio Oriente.

L'etichetta del Califfo

 Il video della cerimonia di affiliazione allo Stato Islamico



Una decina di giorni fa è apparso su YouTube un video, caricato da parte di un account legato allo Stato Islamico, che mostra la cerimonia di bay’a, ossia di alleanza, fra una comunità rurale curda a nord di Aleppo e il califfato di Da’esh
Nel vocabolario islamico, la bay’a è il giuramento di fedeltà verso un leader. In ambito jihadista, da diversi anni, si fa ricorso al termine utilizzandolo per indicare patti di cooperazione fra cellule maggiori e gruppi militanti. Con la proclamazione del califfato, però, si aggiunge (o meglio, torna) una dimensione religiosa all’interno del rito, che quindi non indica più il semplice sostegno al gruppo-cardine (nella terminologia inglese, alliance hub), ma avanza anche un’implicazione cultuale di considerevole portata. 
A questo proposito, il documento risulta di importanza fondamentale non solo perché è il primo attestato orale di come avvenga una cerimonia di bay’a verso IS, ma soprattutto perché denota lapresunta legittimità del Califfo Ibrahim (Abu Bakr al-Baghdadi). Infatti, il testo della cerimonia riporta alcuni aspetti tesi a giustificare l’assoggettamento religioso al califfato. Ad esempio, al-Baghdadi si dice appartenente ai Qurayshiti, antica tribù meccana di cui faceva parte Maometto, e si va a collocare in linea di continuità con altre tribù di califfi di diverse epoche. Precedentemente, nel famoso video dalla moschea di Mosul in cui si auto-proclama Califfo, al-Baghdadi ha ripreso pedissequamente alcuni passi del discorso di proclamazione di Abu Bakr al-Siddiq, primo Califfo della storia a succedereMaometto. Da ultimo, al-Baghdadi fa anche riferimento a un corpo interno al Da’esh chiamato Majlis al-Shura, ossia un consiglio decisionale che, secondo le classiche dottrine islamiche, è in grado di scegliere e convalidare il legittimo Califfo.




Ecco la traduzione della cerimonia, che inizia al minuto 1:42.
“Nel nome di Dio, clemente e misericordioso,
giuriamo la nostra fedeltà all’Emiro dei Credenti,
Califfo dei musulmani,
Ibrahim Ibn 'Awad Ibn Ibrahim, al-Badri, al-Husaini, al-Qurayshi, al-Baghdadi.
A lui va il nostro ascolto e la nostra obbedienza,
nell'agio e nelle avversità,
nei momenti di difficoltà e di prosperità,
e il rispetto verso i suoi comandi,
circa l'imposizione della religione di Dio,
e il jihad contro i nemici di Dio.
Non contesteremo i comandi della sua gente,
a meno che non vedremo
che sono chiaramente  miscredenti,
e avremo presso di noi la prova di Dio.
Dio è testimone di quanto detto.
Takbir -> Allah Akbar (x3)."

Secondo Dabiq, la rivista ufficiale dello Stato Islamico, la bay’a è il primo passo di avvicinamento al califfato di Da’esh che ogni musulmano è chiamato a fare. Essa sarebbe infatti l’unico strumento a disposizione di un singolo o di un gruppo per combattere la decadenza del mondo occidentale o dei regimi islamici corrotti, e abbandonare così il nifaq (“ipocrisia”) in cui riversano le vite dei musulmani.
Sebbene il caso preso in questione, ovvero l’alleanza di trenta individui appartenenti a un villaggio curdo, non sia oggettivamente preoccupante, bisogna considerare il valore propagandistico del messaggio e soprattutto la sua portata globale: piccole comunità sparse in tutto il mondo hanno appoggiato il gruppo Stato Islamico tramite messaggi simili, e organizzazioni ben più importanti ne hanno sposato la causa e cooperano attivamente con il califfato di Da’esh. L’ultimo mese, ad esempio, ha conosciuto la bay’a di organizzazioni quali Ansar Bayt al-Maqdis (un gruppo attivo nel Sinai egiziano), Shabab al-Islam (un collettivo che controlla porzioni della città di Derna, in Libia) e Mujahideen Yemen (una frangia distaccatasi da al-Qa’ida nella penisola arabica).

Il termine bay’a era già usato in epoca preislamica in riferimento ai patti commerciali (infatti presenta la stessa radice che in arabo denota il campo semantico della compravendita) e alle alleanze tribali. Il profeta Maometto  gli conferì una connotazione spirituale con il celebre giuramento sotto l’albero(Trattato di Hudaybiyya), e da allora divenne uno strumento di assoggettamento politico-religioso all’espansione islamica. Più avanti, con la nascita della dottrina sufi, la bay’a divenne anche il patto di sottomissione di un allievo al proprio maestro (murid e murshid), all’interno di una determinata comunità (tariqa).

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