mercoledì 8 ottobre 2014

[ANALISI] Sharia4: un ponte tra Europa e Levante

Riporto qui di seguito una mia recente pubblicazione per ISPI, raggiungibile a questo link.


Logo di Sharia4Italy.

Negli ultimi mesi l’attenzione dei media e delle agenzie d’intelligence del vecchio continente si è focalizzata sul fenomeno delle partenze verso il Levante da parte di giovani che, dotati di passaporto europeo e istruzione occidentale, cercano di prendere parte al jihad siriano. Mentre sono ampi gli studi socio-psicologici che hanno cercato di spiegare il perché questo avvenga e chi siano questi combattenti, molto poco è stato detto su come effettivamente s'instauri il linkage, ossia il collegamento fra individui europei e cellule jihadiste in loco. 
Uno dei network che rende possibile tale collegamento è Sharia4. I gruppi che ne fanno parte utilizzano un nome bipartito: alla costante Sharia4 aggiungono la variabile geografica, ottenendo così le filiali di Sharia4Belgium, Sharia4UK, Sharia4France, ecc. Seppur fortemente dislocate, le varie cellule sono coordinate da un core centrale composto da Omar Bakri, fondatore della propaggine inglese di Hizb al-Tahrir e oggi in esilio in Libano, e Anjem Choudary, uno dei compagni della prima ora di Bakri, con cui condivideva la direzione di al-Muhajirun, un collettivo islamico radicalista nato in Inghilterra a metà anni  Novanta(1).  
I gruppi Sharia4 agiscono essenzialmente su una doppia direttrice: da un lato conducono attività di proselitismo, dall’altro fungono da ponte per il terrorismo internazionale. Per quanto riguarda la prima funzione, le varie cellule operano come fattore radicalizzante nella “società ospite” organizzando manifestazioni, condividendo materiale su internet e praticando la cosiddetta street da‘wa (predicazione per strada). Facendo leva su tematiche sociali, propongono una rivisitazione della dottrina dellahisba(2): poiché il mondo si trova oggi in una situazione di corruzione e decadenza (che paragonano alla jahiliyya, ossia l’era pre-islamica), la soluzione ad ogni male è l’istituzione di uno stato islamico regolato dalla shari‘a. Il movimento raggiunge un numero vastissimo di seguaci soprattutto grazie al web, dove i vari gruppi interagiscono, si coordinano e acquistano il know-how necessario. La dialettica dei contenuti proposti da Sharia4 è unitaria. I loghi dei vari raggruppamenti sono costituiti dalla bandiera o dalla mappa di un paese a cui viene aggiunta una banda nera riportante la shahada (professione di fede musulmana), i loro volantini contengono immagini provocatorie composte da famosi monumenti europei su cui sventolano bandiere islamiche. Il loro linguaggio è spesso violento e ricco di termini arabi, il più delle volte utilizzati nella loro connotazione di matrice wahhabita (ad esempio, la democrazia viene associata al termine shirk, “politeismo”, poiché eleva il potere decisionale degli uomini a quello di Dio), mentre il loro portamento richiama volutamente quello dei primi seguaci di Maometto, con lunghe barbe, ampie vesti, pantaloni a sbuffo e copricapo. 
Il modus operandi dei gruppi segue la classica dialettica del terrore già utilizzata in passato da al-Qa‘ida, che sfrutta i canali mediatici per rappresentare gesta eclatanti e provocare sgomento nel pubblico. I gruppi si dicono generalmente contrari al terrorismo, salvo poi precisare che ai loro occhi l’unico terrorismo è quello perpetrato dagli Stati Uniti in Medio Oriente. Al contrario, i vari capi del network sono spesso ripresi assieme a bandiere di cellule terroristiche,  ne condividono il materiale e supportano i loro membri, agiscono  a sostegno del jihad internazionale e presentano come eroi i mujahedin
Oltre ad agire come fattore radicalizzante in grado di attivare o catalizzare i processi di escalation ideologica e comportamentale dei suoi membri, i gruppi Sharia4, tramite una bridging person, già parte del gruppo o a esso affiliata, avvicinano e presentano alcuni fra i loro seguaci più estremizzati agli ambienti del terrorismo jihadista. L’incontro con la bridging person è fondamentale: questa è in grado di determinare l’affidabilità del soggetto, valutandone il passato e il grado di integrazione nel giusto giro di conoscenze, così da poterne garantire al gruppo di destinazione l’attendibilità. Oltre a funzionare da tramite tra fronti jihadisti mediorientali e wanna-be fighter europei, i gruppi Sharia4 sono in grado di finanziare direttamente i combattenti, pagandone il viaggio verso il teatro del jihad(3). I fondi derivano in buona parte da finanziamenti privati e dalle donazioni che alcune moschee e centri islamici affiliati al gruppo raccolgono, in alcuni casi a insaputa dei donatori(4).  È interessante notare che il network gode di alcune quote di retro-alimentazione che ne assicurano il dinamismo: alcuni fra i combattenti partiti per il jihad, infatti, al ritorno in patria fungono a loro a volta da bridging person, grazie al bagaglio di conoscenze e informazioni acquisito in loco
Il coinvolgimento dei gruppi Sharia4 nell’attuale jihad siriano è confermato dai più autorevoli rapporti sul terrorismo globale, tra cui il TE-SAT 2013 dell’Europol e il Country Reports On Terrorism 2013, dove figurano come “reclutatori attivi in Europa per il conflitto siriano”(5).

Fra le più attive, senza dubbio, figurano le frange inglesi, belghe e olandesi del movimento. Questo triumvirato, ad ogni modo, non indica una struttura piramidale interna al network. Ogni gruppo gode infatti di gradi di autonomia differenti e può decidere di concentrare la propria azione su temi diversi: così, ad esempio, Sharia4Belgium, gruppo a maggioranza marocchina, ha concentrato la sua azione nelle proteste al governo marocchino, Sharia4Australia ha condannato a più riprese la presenza australiana di militari in Afghanistan e Sharia4France si è focalizzato sulle contestazioni alla legge di Stato che proibisce la copertura del viso.
Si è registrato anche un tentativo italiano di allargamento del franchise. Nell’agosto 2012 Anas el-Abboubi, un immigrato marocchino residente in provincia di Brescia, istituì ufficialmente Sharia4Italy (riconosciuto e legittimato dalle altre propaggini del network)  in seguito ai contatti che lo stesso instaurò con Sharia4Belgium. Le parti si erano persino accordate per un incontro che non è mai avvenuto a causa dell’arresto di alcuni membri del gruppo belga(6).  Abboubi si era radicalizzato attraverso la rete, seguendo un corso di Islam salafita tenuto da Bakri su Paltalk (un social network) e uno di Choudary sulla creazione di esplosivi. Spinto dal desiderio di partire per il jihad siriano, Abboubi creò una rete di contatti finalizzata alla ricerca di una bridging person. Sharia4Italy era di dimensioni molto modeste: al suo interno vi erano il fondatore, due suoi amici e raramente altre persone. Tuttavia, la cellula teneva una condotta simile a quella delle altre più sviluppate: i suoi membri praticavano la street da‘wa, si addestravano per il jihad e tenevano un blog (www.sharia4italy.blogspot.it) in cui riproponevano i materiali che trovavano in rete. A oggi, Sharia4Italy è inattivo e Abboubi si trova in Siria da circa un anno. 
Comprendere le dinamiche alla base del prestigio e dell’efficienza dei gruppi Sharia4 permette di addentrarsi nelle più moderne modalità di sfruttamento dei media a fini ideologici e di reclutamento. Poiché composte da membri occidentali o “occidentalizzati”, le varie cellule si impongono localmente grazie a una sinergia di conoscenza delle problematiche sociali e delle più recenti tendenze mediatico-digitali. Il network, in circa vent’anni di evoluzione, ha saputo provare la sua resistenza anche ai mutamenti di trend del jihadismo globale, fino a imporsi sulla scena europea come brand transnazionale e modello operativo. Per dare un’idea statistica delle dimensioni del fenomeno, già nel 2009 un settimo degli individui arrestati per violenza e terrorismo internazionale in Inghilterra mostrava legami con il network di Choudary(7).  A ulteriore riprova del peso specifico del movimento Sharia4 all’interno del panorama jihadista europeo, vi è la bassa affluenza di italiani in Siria a cospetto di paesi dove invece i gruppi Sharia4 e le loro bridging person sono molto più radicati. 
1. Catherine Zara Raymond, Al Muhajiroun and Islam4uk: the group behind the ban, ICSR, 2010.
2. Rüdiger Lohlker,  New Approaches to the Analysis of Jihadism: Online and Offline, Universitat Wien, 2012.
3. Foreign Fighters from Western Countries in the ranks of the rebel organizations affiliated with al-
Qaeda and the global jihad in Syria, The Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center, 2014.
4. Foreign Fighters in Syria, The Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center, 2013.
5. European Police Office, EU Terrorism Situation and Trend Report 2013.
6. Lorenzo Vidino, Il jihadismo autoctono in Italia, Milano, ISPI, 2014.
7. One in seven UK terror-related convictions linked to islamist group now threatening to relaunch, Centre for Social Cohesion, 2009.


Per scaricare il PDF ufficiale ISPI dell'analisi, fare click qui.

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