martedì 9 settembre 2014

[ANALISI] Le alleanze transnazionali fra gruppi terroristici: come avvengono e come prevenirle

PREMESSA

Quando si parla di gruppi terroristici si fa normalmente riferimento a quelle entità non statali che presentino, come minimo, le seguenti caratteristiche:
  1. Scopi e motivazioni politiche
  2. Ricorso alla violenza o minaccia d'uso della stessa durante le loro operazioni
  3. Sfruttamento delle ripercussioni psicologiche su una data società, posteriori rispetto alle immediate conseguenze dell'attacco
Queste organizzazioni hanno inoltre una catena di comando definita, un chiaro senso di appartenenza e di identità, e applicano alcuni meccanismi interni di controllo.

Una alleanza fra gruppi terroristici è una relazione di cooperazione nella quale sono coinvolte alcune aspettative di coordinazione e consultazione future, circa svariati temi tra cui, a livello basilare, la sopravvivenza/sicurezza dei gruppi e la loro capacità operativa. La caratteristica principale delle alleanze terroristiche è la loro pericolosità: a differenza del contesto internazionale di stati e istituzioni, che presenta comunque alcune quote di anarchia,  non vi è alcun soggetto atto a garantire il rispetto dei patti fra entità terroristiche.  
Vi sono altri fattori che disincentivano le alleanze fra gruppi terroristici:
  1. Gruppi con una forte componente identitaria non sono disposti a cedere quote di autonomia in cambio di quote di protezione
  2. Entrare in una alleanza con un gruppo su cui è posta l'attenzione delle agenzie di counterterrorism porterà naturalmente a pressioni e monitoraggi anche sul gruppo meno esposto
  3. Gruppi con una forte componente ideologica rischiano di perdere prestigio agli occhi dei supporter se il partner intraprende determinate policy impopolari al proprio seguito
  4. Lo scambio di informazioni fra gruppi può portare a tradimenti e soffiate
Per questo motivo è possibile concludere che  nel contesto transnazionale le alleanze sono una eccezione.
Eppure, le alleanze avvengono, poiché spesso i benefici (l'accesso alle risorse materiali e non materiali che i partner scambiano) superano i rischi.

COME E PERCHE' AVVENGONO LE ALLEANZE FRA GRUPPI TERRORISTICI

Generalmente le alleanze fra gruppi terroristici non avvengono per diadi, ma all'interno di stretti network che presentano una via di mezzo fra una impostazione gerarchica ed una orizzontale, con un "gruppo-cardine" (in ing: alliance hub) operante al centro. Questi gruppi-cardine hanno un potenziale ben maggiore rispetto ai gruppi più piccoli, capacità attrattive elevate e presentano ampie quote di affidabilità. A causa della loro propensione ad allearsi, sono una eccezione nell'eccezione. Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e al-Qa'ida sono due esempi, uno passato e uno presente, di alliance hub internazionali.

Ma esattamente quali sono i fattori che portano alle alleanze?
  1. Il bisogno di rispondere alle minacce, così come sono percepite. Secondo il teorico Stephen Walt, in ambito internazionale la minaccia è composta dalle dimensioni di potenza (militare, economica, demografica), tecnologia (offensiva, difensiva, dissuasiva), prossimità geografica e intenzioni aggressive. A volte anche i gruppi terroristici si rifanno a un modello così razionale, mentre spesso invocano motivazioni di minaccia puramente distorte. 
  2. L'ideologia. E' paragonabile a una lente attraverso la quale i gruppi vedono l'ambiente circostante, ed è essenzialmente alla base della componente identitaria fra gruppi.  Serve infatti a guidare il processo di decision-making alla base della definizione di un "noi" opposto al "loro".
  3. La narrazione politica. Anche questa è una dimensione importante per capire come i gruppi terroristi si scelgano a vicenda. Alla base di ogni processo di integrazione vi è infatti un precedente processo di separazione. Sarebbe molto naif affermare che il "loro" nasce oppostamente al "noi", e non viceversa. A dare forma al senso di identità simile è la narrazione storica e politica che porta a individuare un nemico comune, sulla base del quale è possibile creare un senso di pluralità fra individui con obiettivi simili. La narrazione, l'ideologia e la minaccia condivisa sono quindi i fattori che creano fiducia fra gruppi terrorstici.
  4. I bisogni organizzativi. In alcuni casi i gruppi presentano forti carenze in uno o più campi. Questi possono essere: materiali, addestramento, zone protette, assistenza logistica - trasporti e flussi sicuri, rifornimenti, soldi, legittimità, guida operazionale, prestigio.  Per questo motivo, nasce in loro il bisogno di appoggiarsi a un gruppo-cardine per sopravvivere. La scelta del gruppo ricade fra quelli verso i quali nutrono sentimenti di fiducia.
  5. Il guadagno dei gruppi-cardine. Gli alliance hub a loro volta, offrendo ai gruppi minori le risorse di cui hanno bisogno, guadagnano in capacità operativa, prestigio, legittimità, visibilità, pagamenti e influenza. Sono quindi propensi a creare alleanze.

DISINCENTIVARE LE ALLEANZE

Alla luce di quanto esposto sinora, è possibile determinare alcuni comportamenti in grado di portare i gruppi a non allearsi.

Molti governi, think tank e testate, inconsapevolmente sbagliano quando fanno di tutta l'erba un fascio. Frasi e accuse quali "Hamas è come ISIS", "al-Qa'ida è come Boko Haram" e "i palestinesi sono terroristi" sono estremamente dannose: esse infatti pongono inavvertitamente le basi sulle quali nascono le alleanze. Accomunare due gruppi che autonomamente non hanno alcun linkage è un pessimo movimento poichè si ottiene l'effetto di elevarsi a nemico comune per gli stessi gruppi, e si evidenziano le caratteristiche condivise dalle due organizzazioni.

Un esempio di propaganda controproducente.
(Per correttezza non viene citata la testata)


Il primo passo da fare per disincentivare le alleanze fra gruppi terroristici è quello di creare sfiducia.
E' necessario evidenziare quelle che sono le idiosincrasie ideologiche fra gruppi, marcare le loro differenze per minare le aspettative di cooperazione. 

In secondo luogo, è utile portare alla ribalta esempi di fallimenti. Se in passato ci sono state soffiate, traditori e doppiogiochisti allora è probabile che succederà di nuovo in futuro.

Non da meno è importante individuare quegli Stati che offrono protezione o nulla-osta ai gruppi terroristici (come Sudan e Afghanistan per al-Qa'ida) e intavolare dei negoziati al fine di evitare che un' organizzazione possa ergersi ad alliance hub (più semplicemente: una volta in possesso di una zona ben protetta, il gruppo incentiverà le alleanze offrendo protezione ad altri gruppi).

Da ultimo, potrebbe essere utile in casi estremi fornire informazioni false o sbagliate. Distorcere la realtà, qualora sia troppo favorevole all'alleanza, è un' operazione rischiosa. Eppure, in paesi meno democratici e meno liberi, un processo uguale ma di segno opposto (fornire dati sbagliati per incentivare le alleanze) è alla base di molte cooperazioni fra gruppi terroristici (pensiamo a come l'appoggio Afghano ad al-Qa'ida influenzi l'immagine del network). Giocare ad armi pari con il nemico non è mai una tattica sbagliata.

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