sabato 20 settembre 2014

[REPORT] L'Arabia Saudita finanzia l'allargamento della moschea al-Azhar



Il destino della moschea e università di al-Azhar, centro nevralgico della religione islamica tradizionale, è fortemente minacciato.
La notizia arriva direttamente dal presidente egiziano al-Sisi, che dopo un incontro con il capo dell' intelligence saudita (il Principe Khalid ibn Bandar ibn 'Abd al-'Aziz), ha dichiarato quanto segue: <<riconoscendo l'importante ruolo ricoperto da al-Azhar, faro dell' Islam moderato, nella diffusione dei principi di tolleranza, il Re saudita 'Abd Allah ha preso la generosa iniziativa di restaurare la moschea>>. Nessuna cifra è stata dichiarata, nè alcun progetto pubblicato: le uniche informazioni trapelate riguardano semplicemente la restaurazione e l'allargamento della struttura, nel cuore del Cairo, per un totale di un ettaro.

A occhi ingenui, la notizia non risulta assolutamente pericolosa. Tanto meno lo è considerando l'attuale coalizione anti ISIS che comprende l' Egitto e l'Arabia Saudita. Inoltre, le posizioni ricoperte da al-Sisi, sia in ambito interno con la messa al bando dei Fratelli Musulmani che esterno con lo scarso appoggio ad al-Fath (Fratelli Musulmani nella Striscia di Gaza) sembrano disincentivare fortemente l' Islamismo. La monarchia saudita, da parte sua, è attivamente impegnata nella lotta al terrorismo e ai finanziamenti a ISIS, registrando proababilmente i migliori risultati di counter-terrorism nel mondo arabo negli ultimi 10 anni.

Eppure il doppiogiochismo dell' Arabia Saudita non va sottovalutato.
Il regime saudita, intimamente collegato all'ideologia Wahhabita, da decenni esporta i semi del salafismo e del radicalismo. Grazie a ingenti finanziamenti all'estero (per moschee, centri islamici, partiti politici ma anche infrastrutture), lo spill-over wahhabita vive un periodo di fioritura che dura dagli anni '80. Inoltre, come sostiene Ed Husain nel suo libro "The Islamist", e che oggi si dice estremamente spaventato dalla notizia, ogni ambasciata e delegazione saudita stanziata all'estero gode di un ufficio unicamente finalizzato alla salvaguardia e diffusione del wahhabismo sul territorio ospite. Organizzazioni quali Hizb ut-Tahrir, al-Muhajirun e il movimento Sharia4 sono per anni sopravvissute grazie a finanziamenti dalla penisola. Lo stesso può essere detto per il movimento Deobandi in India. Si tratta da un fenomeno diverso rispetto ai finanziamenti per ISIS e al-Qa'ida, che arrivano sì dal Golfo, ma da fondi privati.

La probabilità che imam salafiti provenienti dall' Arabia Saudita possano insediarsi nella moschea di al-Azhar è quindi tutt'altro che remota.  La speranza è che la moschea, unitamente ai servizi segreti egiziani, abbia gli anticorpi necessari a combattere la diffusione del wahhabismo.

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