domenica 7 settembre 2014

[ANALISI] I video fallimentari dei programmi di contro-radicalizzazione, verso una prospettiva diversa





Il comitato statunitense Think Again Turn Away ha rilasciato due settimane fa un video in funzione di deterrenza alle partenze di jihadisti americani. 

هلمّوا فليس السوريا للسوريين وليس العراق للعراقيين - Raccoglietevi, poichè la Siria non è più dei Siriani e l' Iraq non è più degli Iracheni, dice al-Baghdadi nel video. 
A parte la scelta della frase iniziale, totalmente priva di significato se analizzata storicamente, visto che la Siria è da decenni governata da una famiglia alawita, minoranza all'interno del contesto siriano e l' Iraq è considerabile a tutti gli effetti uno stato fantoccio americano, il video contiene grossolani errori concettuali.
Il messaggio principale che il video sembra voler far passare è sicuramente corretto ma, nella psiche dei jihadisti, totalmente ininfluente. Il clip cerca infatti di farci concentrare sulla componente psicotica del gruppo, condannando le sue azioni da un punto di vista puramente oggettivo (e chi siamo noi per condannarle, soprattutto in chiave storica?), dimenticandosi invece la questione ben più pertinente e influente sui profili psicologi dei jihadisti, ossia la non-islamicità del gruppo.
Una analisi molto simile può essere fatta anche sul seguente video, trasmesso dalla televisione nazionale irachena: 



Basato su una simbologia a tratti fanciullesca, il clip mostra dei topi infestare una città (ISIS), e un leone (Iraq) chiamare delle aquile (aerei americani) per disinfestare l'area.
Il messaggio del video è una volta ancora immancabilmente corretto, ma totalmente sterile nell' immaginario jihadista. Gli interventi realmente detterenti sono quelli che vanno a stroncare il fattore islamico che aleggia dietro alle azioni dei vari gruppi terroristici.

Dunque, chi può davvero giocare un ruolo fondamentale nella lotta all’estremismo sono gli stessi musulmani non radicalizzati. Maggiormente inseriti nei contesti di ritrovo fra musulmani e nei loro giri d’amicizia, sono spesso i primi ad avere l’esperienza e la competenza necessarie a riconoscere la prossimità del pericolo. Il ruolo dei pensatori dell’ Islam non fondamentalista è di primaria importanza nella lotta alla radicalizzazione: affiancando la loro voce a quella degli estremisti è possibile dare una valida alternativa a chi cerca rifugio, riscatto, prestigio o pretesto nella religione, sia in fase preventiva che di deradicalizzazione. È infatti altresì vero che in diversi casi confraternite o piccoli gruppi di musulmani, qualora privi di una linea politica, vengono influenzati o quantomeno non rinnegano l’ islamismo come possibilità politica.
Una presa di coscienza importante da parte del mondo musulmano consiste quindi nella considerazione e accettazione del fatto che fra le tante frizioni mediorientali attuali, quella di primaria importanza è la stessa frattura interna all’ Islam, più che fra Islam e altre religioni, o fra umma e altre nazioni. E' quindi importante evitare di gettare ulteriore carne al fuoco con video simili a quelli proposti dagli Stati Uniti, laddove non sia per nulla pertinente con i reali problemi alla base del jihadismo.
Messaggi e sforzi di condanna all’estremismo e alla violenza provenienti da esponenti del pensiero islamico moderato sono di fondamentale rilevanza nel tentativo di evitare eccessi, tramite una compattazione di quello che è il continuum dei profili islamici. Il più significativo tentativo mai registratosi in questo senso è forse l’ Amman Message, un documento promosso dal re di Giordania Abdullah II, con il quale cinquanta fra i più influenti esponenti dell’ Islam di ogni dottrina si sono espressi a favore dell’illegittimità del takfir (la dichiarazione di apostasia fra musulmani) e contro l’estremismo, sfruttando l’ ijma(“consenso”) quale fonte legittima di diritto.
Più recentemente, molti imam hanno condannato duramente lo Stato Islamico. In Inghilterra la Faith Associates ha divulgato online un video (sotto riportato) in cui i più importanti esponenti d’oltremanica della religione islamica criticano la propaganda jihadista di ISIS e condannano l’ aggregazione al gruppo. Sempre in Inghilterra, cento imam hanno emesso unitamente una fatwa per la quale “la religione proibisce di unirsi a un gruppo tirannico e opprimente” quale ISIS.  Segnali come questi, erroneamente ritenuti trascurabili qualora non ci si addentri nei meccanismi psicologici alla base dei processi radicalizzanti, offrono una valida strategia di prevenzione da affiancare agli strumenti classici di lotta al fondamentalismo.







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